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UN Virtual Worlds Day a Ginevra: ecco cosa ci portiamo a casa 

Sviluppo Economico

L’11 e 12 maggio 2026 Raffaele Gareri ha partecipato al 3° UN Virtual Worlds Day, ospitato presso la sede dell’ITU (Unione Internazionale delle Telecomunicazioni) a Ginevra.  

Due giorni di lavori intensi, con governi, ambasciatori, leader urbani, ricercatori e innovatori da tutto il mondo riuniti attorno a un tema sempre più centrale: come l’intelligenza artificiale e le tecnologie spaziali possono trasformare le città, e soprattutto come farlo in modo affidabile, equo e davvero utile per le persone. 

Per chi lavora ogni giorno tra innovazione urbana, trasformazione digitale e sviluppo territoriale, è stato interessante osservare l’evoluzione del dibattito internazionale. Oggi non si parla più solo della tecnologia come infrastruttura, ma di tecnologia come strumento per ripensare il rapporto tra cittadini, dati, spazio urbano e governance.  

Vediamo subito in che modo. 

Dal “metaverso” al “citiverse”: un cambio di prospettiva 

Tra i concetti più discussi durante il summit, uno dei più interessanti è stato quello di citiverse. Per capire di cosa si tratta, vale la pena fare un passo indietro. 

Negli ultimi anni si è parlato moltissimo di metaverso, ossia ambienti virtuali in cui le persone possono interagire, lavorare, socializzare. Il citiverse parte da un’idea simile, ma la applica in modo molto più concreto e specifico: invece di creare mondi paralleli per l’intrattenimento, si tratta di costruire rappresentazioni digitali delle città reali, alimentate da dati in tempo reale e intelligenza artificiale, per aiutare chi governa a prendere decisioni migliori. 

In pratica, è come avere una copia digitale vivente della città aggiornata in tempo reale con dati su traffico, energia, clima, popolazione e su cui amministratori e decisori possono simulare scenari e testare soluzioni prima di applicarle nel mondo reale. Vogliamo capire come cambierà la mobilità se chiudiamo una strada al traffico? Lo simuliamo. Stiamo pianificando un nuovo quartiere e vogliamo sapere come inciderà sui consumi energetici o sul rischio di allagamenti? Lo testiamo sul gemello digitale, prima ancora che venga posata la prima pietra.  

L’obiettivo è passare da una governance reattiva che interviene quando i problemi sono già esplosi, a una governance predittiva che diventa capace di anticiparli. 

Anche se può sembrarlo, non si tratta di fantascienza, ma di casi d’uso reali che città come Rotterdam, Valencia e Tampere stanno già esplorando e che sono state proprio al centro delle discussioni avvenute a Ginevra. 

Il punto che è emerso con forza è che il citiverse non è una tecnologia in sé, ma un nuovo modo di pensare la governance urbana: più basata sui dati, più capace di anticipare i problemi, e — questa è la parte più ambiziosa — più inclusiva, perché potenzialmente accessibile anche a città con meno risorse, se si lavora su standard aperti e condivisi. 

Perché ci siamo andati… e perché torneremo 

Partecipare a eventi come questo non è una questione di visibilità. È una questione di posizionamento e di apprendimento. Le decisioni su come si governerà l’AI nelle città, su quali standard prevarranno, su chi avrà voce in capitolo nei processi internazionali si costruiscono in questi contesti. Essere presenti significa capire prima dove sta andando il mondo, e portare quel punto di vista nel lavoro che facciamo ogni giorno.